giovedì 17 febbraio 2011

Departures


Ieri sera ho visto questo film meraviglioso del 2008, premiato con l'Oscar per miglior film straniero nel 2009. E' un film giapponese del regista Yojiro Takita, di cui non avevo mai visto nulla in precedenza e devo confessare che è stata una bellissima sorpresa.
Avevo già accennato alla mia passione per i film giapponesi, ma tendenzialmente preferisco quelli prettamente drammatici (o comunque su quella strada) come In the mood for love, 2046, Lanterne rosse. Scioccamente mi aspettavo un film su questo registro ed invece, con mio grande stupore (e gioia) ho scoperto un film delicatamente divertente, di un'ironia così insolita per noi abituati a quella occidentale, decisamente meno sofisticata. La prima metà della pellicola mi ha trovata a ridere fragorosamente per alcune scene davvero buffe, per l'espressività del protagonista Daigo Kobayashi (interpretato da un eccellente Mashairo Motoki), per le situazioni oltremodo assurde in cui Daigo si trovava.
Tuttavia questo film non è certo una commedia spensierata, anzi, tutt'altro: affronta un tema molto delicato e considerato un tabù per la cultura giapponese, ovvero la morte. Il protagonista, infatti, dopo il fallimento della sua agognatissima carriera di violoncellista a Tokyo, è costretto a tornare con la moglie Mika nel suo paese natale. Qui, a causa di un ambiguo annuncio di lavoro, si trova a fare l'assistente di un singolare personaggio, Ikuei Sasaki, un tanatoesteta. Da qui, tra una serie di vicende al limite dell'assurdo, nonostante la gente lo additi per un lavoro considerato vergognoso, Daigo riscopre il senso della sua vita e ritrova il sorriso, ormai perso da tempo.
Ho letteralmente adorato come è stata affrontato questo argomento: la nostra abituale visione del "becchino" viene completamente stravolta e quello che ci appare spesso come un lavoro da cui stare alla larga diventa qui una vera e propria arte, il massimo segno di commemorazione; la capacità di preparare il defunto amato all'ultimo viaggio, con tutti i rituali necessari per rendere eterna la bellezza che custodiva da vivo, diventa una magia posseduta da pochi eletti in grado di capirne il sublime senso.
Inutile dire che la sensibilità del mondo giapponese è lontana anni luce dalla nostra, ma, sinceramente, più guardo pellicole di questo tipo, più mi convinco di come la loro cultura colga in modo concreto il significato intrinseco della vita e di come goderla appieno in tutti i piccoli attimi.



2 commenti:

  1. Sai che non l'ho mai sentito? Però la tua recensione mi ha incuriosita molto, soprattutto per l'aspetto ironico. Magari provo a cercarlo dopo. Grazie. ;)
    PS Idem, anche io adoro il genere drammatico come In the mood for love et similia.

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  2. Ti assicuro che è davvero divertente, ma al contempo riflessivo e intimistico. L'ho adorato!

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