lunedì 21 marzo 2011

Senilità... parliamone!


Lessi questo romanzo di Svevo molti anni fa, quand'ero ancora al liceo, e rimasi folgorata da questo libro, tanto che qualche giorno fa ho deciso di rileggerlo. Orrore! Mi sto chiedendo che cosa mi avesse allora affascinato di questo libro perché francamente non riesco a trovare nulla di salvabile, eccezion fatta per il personaggio di Amalia, forse, ma probabilmente questa simpatia è riconducibile semplicemente al suo epilogo, l'unico veramente onorevole!

Questo romanzo racconta la vita di Emilio Brentani, un aspirante scrittore che, grazie ad un libro scritto in gioventù, mantiene una discreta fama di artista ma che in realtà è un impiegato frustrato da una vita appassita ancora prima di fiorire e che incolpa tutti coloro che lo circondano del suo fallimento esistenziale pur di non ammettere che l'unico responsabile è proprio se stesso. Accanto a lui troviamo il suo migliore amico, lo scultore Stefano Balli, che , al contrario, racchiude in sé tutte le caratteristiche che Emilio avrebbe voluto incarnare senza riuscirci: è deciso, allegro, impavido ed ha uno smodato successo con le donne; eppure,dietro questa patina di perfezione si nasconde l'artista fallito che non è in grado di realizzare opere d'arte se non nella sua mente. E come dimenticare Angiolina, la bellezza e la salute plasmate in forma umana, di cui Emilio si innamora follemente a tal punto da accettare di esserne preso in giro e tradito e deriso e lasciato e ripreso il tutto alla piena luce del giorno e sotto agli occhi di tutti, senza il minimo pentimento da parte della sua bella.

Che dire, non c'è dubbio che il senso del romanzo (una vita guardata da lontano, lasciata scorrere senza viverla, come un semplice spettatore che si consuma nella sua senilità interiore) sia stato perfettamente delineato attraverso la rappresentazione delle bieche vicende dei personaggi, eppure non ho potuto non chiudere con sollievo il libro non appena l'ho concluso e dirmi "santo cielo, quant'è brutto!".
Per mia natura amo i libri drammatici e le storie tragiche, ma quello che ho trovato qui è stata solo una massiccia dose di pateticità inframezzata da siparietti melodrammatici. Fortunatamente almeno la tragica fine di Amalia la porta a trascendere il suo miserrimo destino umano per aspirare ad un'assoluzione concessa grazie alla follia, in linea con i canoni dell'antica tragedia.

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