domenica 27 ottobre 2013

October Cine-pills

cinemaPadova, Cinema all’aperto al Portello

Ultimamente sono andata parecchio al cinema però devo ammettere che ho visto poche pellicole che mi hanno colpito davvero. Forse l’ultima è stata Anni felici, di cui vi ho parlato QUI. Gli altri film sono stati un modo per trascorrere piacevolmente qualche ora, per questo non li ho approfonditamente recensiti. Ho deciso però di spendere qualche parola per ognuno di loro giusto per non fare torti a nessuno. Ecco quindi le mie cine-pills.

THE GRANDMASTER

the grandmaster

Potrebbe suonare un po’ strano che annoveri fra i film ‘nì’ l’ultimo lavoro di Wong Kar Wai, conoscendo il mio spassionato amore nei suoi confronti. Eppure devo ammettere che questo film non mi ha fatto battere il cuore come le altre volte. Indubbiamente si tratta di un film diretto magistralmente, con il solito squisito gusto per l’immagine, musiche calibrate, un tripudio di colori ed effetti, ma per il mio personale gusto qualcosa mancava. O meglio, probabilmente la storia non era troppo nelle mie corde. Diversamente dalle pellicole precedenti non si parla più di sentimenti, di banale vita quotidiana, resa struggente dall’occhio lirico del regista cinese; in questo film vengono raccontate alcune vicende della vita di Yip Man, famoso maestro di kung-fu nonché futuro mentore di Bruce Lee. Alla vita di Yip Man, interpretato da Tony Leung, attore feticcio di Wong Kar Wai, si intreccia quella di altri personaggi come  Gong Yutian, anziano maestro del Nord della Cina che cerca di fondere tutte le discipline delle arti marziali, e sua figlia Gong Er, una sempre splendida Zhang Ziyi, erede del padre ed unica conoscitrice dell’antica disciplina dei “64 colpi”.
Penso che la scintilla non sia scattata proprio per questa tematica che ritengo profondamente difficile da comprendere appieno per noi ‘occidentali’, abituati a pensare che il kung-fu non sia altro che una pratica sportiva di combattimento, mentre il film ci svela che si tratta di una vera e propria dottrina di vita, completamente avulsa dalla nostra sensibilità.
Non ritengo sia un brutto film ma non lo posso certo declamare come uno dei miei preferiti, nonostante alcune sequenze siano degne dell’ardore che provo per In the mood for love e 2046 come ad esempio quelle che riguardano l’amore mai vissuto tra Yip Man e Gong Er.

IL CACCIATORE DI DONNE

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Se ben ricordate avevo inserito questo film nella Piccola guida cinematografica di Siboney l’anno scorso. Il film, il cui titolo originale è The frozen ground, decisamente più suggestivo, racconta la vera storia di Robert Hansen, un serial killer che tra gli anni settanta ed ottanta seviziò ed uccise all’incirca una ventina di donne in Alaska. La vicenda si concentra attorno a Cindy Paulson, una prostituta diciasettenne che riesce miracolosamente a sfuggire dalle grinfie dell’aguzzino ma che, a causa della sua professione, inizialmente non viene presa sul serio. Solo il detective Jack Halcombe le crede e cerca in ogni modo di incastrare Hansen, che tuttavia è molto abile nel nascondere le prove.
Innanzitutto devo dire che ho apprezzato molto il cast, in particolare Vanessa Hudgens nei panni non facili di Cindy che risulta credibile e riesce a strappare l’empatia del pubblico; John Cusack è altrettanto credibile come il serial killer Hansen, con uno sguardo da gelido piscopatico come ne ricordo pochi; anche Nicholas Cage interpreta bene il detective Halcombe facendomi per un attimo dimenticare i molti capitoli bui della sua carriera.
Mi ha colpito molto la regia e l’ambientazione che trasuda quel freddo tipico dell’Alaska, ma non solo a livello climatico, anche psicologico: la sensazione è di trovarsi ai confini del mondo, dove non ci sono più regole e tutto può accadere, anche che un crudele assassino non possa essere incriminato se non dopo anni ed anni di indagini.
Non si tratta certo di un capolavoro cinematografico ma senz’altro un buon thriller che non delude gli amanti del genere.

COSE NOSTRE-MALAVITA

cose nostre malavita

L’ultimo lavoro di Luc Besson racconta la storia della famiglia di Giovanni Manzoni (Robert De Niro), ex gangster mafioso operante a New York, che dopo aver testimoniato contro i suoi boss è costretto a vivere sotto copertura. Ma lo stile di vita da bravi ragazzi è difficile da estirpare anche dai suoi familiari, la moglie Maggie (Michelle Pfeiffer) ed i figli Belle (Diana Agron) e Warren (John D’Leo) , motivo per cui la famiglia (The family del titolo) è costretta a spostarsi spesso, con il disappunto dell’agente della CIA Stansfield (Tommy Lee Jones). L’ultima meta è la Normandia in cui i Manzoni diventano i Blake e cercano di familiarizzare con i nativi del posto, non senza alcune difficoltà risolte alla maniera mafiosa. Questo fino a quando il boss Don Mimmo dal carcere li individua e manda i suoi sicari ad eliminarli.
Non stiamo certo parlando di un capolavoro al livello di Quei bravi ragazzi, però questo film scivola bene, con un giusto compromesso tra la serietà del tema ed i toni ironici con cui le vicende vengono affrontate. Non lo ritengo uno dei migliori lavori di Besson (che per me resta Léon), ma è un film che si lascia guardare con piacere, anche grazie all’eccezionale performance del cast stellare, da De Niro, sempre nuovo nonostante gli innumerevoli ruoli da gangster, a Michelle Pfeiffer, bella e brava in ogni personaggio.

GIOVANI RIBELLI

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Ci troviamo difronte all’ennesimo scempio dei traduttori di titoli di film che ottengono un “Giovani Ribelli” da un ben più significativo “Kill your darling”, che indica la necessità di uccidere le cose a cui si è più legati in modo da creare una poesia più alta e legata alla fantasia. La tematica sarebbe stata sicuramente interessante: il film racconta la vicenda dell’omicidio di David Krammerer da parte di Lucien Carr nel quale vengono coinvolti i grandi nome della Beat generation, ovvero Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Borroughs.
Le vicende seguono indirettamente anche la nascita del movimento della New Vision, che rappresentava la svolta dalla poesia tradizionale in favore della rivoluzione intellettuale Beat, grazie allo spirito brillante di Carr che, come disse Ginsberg, era “il collante” del gruppo. Lo sguardo narrante è quello di Ginsberg, infatuato di Carr, che cerca di aiutarlo dall’affrancarsi dalla schiavitù psicologica di Krammerer, un maestro di inglese che fa il bidello pur di restare affianco al suo giovane amore.
La vicenda è apertamente romanzata e probabilmente non rappresenta i reali rapporti che intercorrevano tra i vari personaggi; Carr viene rappresentato con un giovane all’apparenza carismatico ma in realtà fragile ed emotivo, mentre Ginsberg è uno scrittore riflessivo e promettente ma acerbo; Kerouac è un talentuoso perdigiorno e Borroughs un intellettuale dedito alle droghe. Personalmente, più che un gruppo di artisti d’avanguardia, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a delle caricature scialbe e deboli. L’intero film è fiacco, privo di verve narrativa, nonostante i temi trattati siano di fervente interesse; ho trovato le vicende narrate in maniera piatta, senza l’entusiasmo che avrebbe dovuto essere la cifra della Beat Generation. Ho trovato poco credibili anche le interpretazioni di quasi tutti gli attori, Daniel Radcliffe come Alen Ginsberg, Dane DeHaan come Lucien Carr, Jack Huston come Jack Kerouac; salvo solo Micheal C. Hall come David Krammerer e Ben Foster come William Burroughs, unici personaggi abbastanza convincenti.
Penso che sia un film di cui si può fare tranquillamente a meno, tanto più se si è reali ammiratori dei grandi poeti di cui si parla.

Avete visto alcuni di questi film? Le vostre opinioni?

8 commenti:

  1. ma sei stra abbonata!!! =P

    io vorrei vedere quello con robert de niro, è un mito e il film deve essere divertentissimo davvero!

    per quello cinese... io ho adorato la tigre e il dragone, mi incuriosisce ma so già che il moroso si addormenterebbe alle prime scene...

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    1. Ecco, in genere Wong Kar Wai non ha nulla a che vedere con i film sul genere "La tigre ed il dragone" ma qui ho trovato una certa affinità.

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  2. L'unico film che avrei davvero voluto vedere nell'ultimo mese è Rush. Purtroppo non ce n'è stato il tempo. Spero almeno di trovare un dvd da noleggiare, prima o poi.

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    1. Ti dirò, io non sono stata molto ispirata da quello. Se lo vedi fammi sapere com'è!

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  3. Ogni volta che leggo il tuo blog quando parli di film mi entusiasmo perché abbiamo gusti molto simili. O parli di film che ho visto o che voglio assolutamente vedere. The grandmaster ci credi che dalle mie parti non lo hanno portato affatto ma che lo daranno (finalmente) tra due settimane in un piccolo cinema ? Non vedo l'ora di vederlo, comunque, sempre per il mio amore per Wong Kar Wai. Degli altri film ho visto tutto, tranne Giovani ribelli, che avevo messo in programma. Di quelli visti concordo con la tua analisi.
    Un bacione !

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    1. Anch'io The grandmaster l'ho visto in un cinemino: meno male che esistono ancora!

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  4. ormai da quando è arrivata la piccolina niente cinema, anche se lo adoro. molto interessanti le tue recensioni!!!

    Prodotti sensibili per la nostra pelle...http://emiliasalentoeffettomoda.altervista.org/grandi-piccini-eubos/

    grazie
    Mari

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Mi piace sapere cosa ne pensate! Grazie per aver commentato!