martedì 13 dicembre 2016

LIFESTYLE | Sostenibilità e centrali eclettiche

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Spesso si sente parlare di sostenibilità, ma non sempre è chiaro di cosa si stia parlando. Nel 1987 la Commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo (WCED), presieduta da Gro Harlem Brundtland, definì lo sviluppo sostenibile in questi termini:

«Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»

Io faccio parte di quella generazione che è sempre vissuta negli agi, che non ha mai avuto difficoltà a soddisfare i propri bisogni o desideri, consumando più di quello di cui veramente necessitava. Faccio parte di una generazione fortunata, tutto sommato, anche troppo, perché spesso non abbiamo dato il giusto valore ai beni ottenuti senza fatica. Con gli anni ho imparato a sviluppare la mia sensibilità, specialmente nei confronti dell’ambiente (argomento che mi è molto caro, come potete leggere QUI), perché pian piano ho capito che quello che mi circonda non è eterno ed il rischio è che quei beni di cui ho lungamente abusato potrebbero un giorno finire; che un giorno i miei figli o i miei nipoti potrebbero non godere dei privilegi che ho avuto io.
La sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali si sta lentamente sviluppando, grazie ad una maggiore consapevolezza dei consumatori. Molto spesso quando mi trovo in giro per città per lavoro scopro che tantissimi esercizi commerciali e ristoranti scelgono volontariamente di vendere cibo prodotto da ingredienti a km 0, utilizzando pack eco-friendly, riducendo così in maniera massiccia la quantità di rifiuti. Un piccolo passo, forse, che però fa intuire che le cose stanno lentamente cambiando.
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Genuino, il fast food naturale a Trieste
Anche i colossi energetici hanno percepito questo cambiamento, i consumatori sono più consapevoli e richiedono una modifica radicale anche nella produzione di energia. Non è un caso che ENEL abbia creato un nuovo portale, Futur-E, il cui motto è «Il futuro è un impegno condiviso», dove è possibile informarsi a proposito della riconversione di 23 impianti presenti in Italia. L’idea del progetto è creare un dialogo con cittadini ed amministrazioni locali, in modo da creare delle reali opportunità di sviluppo per le aree interessate, trasformando le strutture in occasioni, per dare loro una seconda vita, una seconda vita in sintonia con il territorio in cui sono inserite.
Non sarebbe la prima volta, poi, che i grandi impianti industriali, una volta dismessi, hanno trovato una dimensione completamente diversa da quella per cui erano stati creati ed anzi, ad oggi la seconda vita è forse più celebre della prima: si pensi alla Tate Modern di Londra! Prima di diventare una galleria d’arte era una centrale termoelettrica, tant’è che ancora oggi ne è visibile l’altissima ciminiera. Rimasta tale fino al 1981, fu ristrutturata per opera del celebre studio Herzog&de Meuron ed inaugurata nel 2000: ad oggi è forse uno dei luoghi più visitati della città.
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Tate Modern, Londra
Moltissimi sono gli esempi di impianti industriali riconvertiti in luoghi d’arte, le cosiddette centrali eclettiche, come il MAAT di Lisbona, la Power Station of Art di Shangai, senza dimenticare, proprio qui a Roma, a casa nostra, la Centrale Montemartini che ospita l’inconsueto contrasto tra archeologia classica ed archeologia industriale.
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Centrale Montemartini, Roma
Il bello dell’arte è che trascende il tempo, i confini strutturali e i limiti mentali. Grazie ad una buona idea si può ricreare la vita da un cumulo di mattoni ormai privi di utilizzo, ma che occupano uno spazio considerevole nelle nostre città. Sostenibilità è anche rendere quello spazio occupato una nuova ricchezza per le generazioni future, che se dovranno pagare il prezzo dell’uso sconsiderato delle risorse che abbiamo compiuto fino ad oggi, potranno perlomeno ringraziarci per un’eredità così preziosa.
ENEL

1 commento:

  1. So che non c'entra nulla ma dal momento che hai parlato di centrali elettriche mi fa piacere condividere un ricordo di quando ero bambina.
    Mio padre ha lavorato su vari impianti (inizialmente persino nella centrale nucleare di Latina, prima che la dismettessero). Poi è passato alle centrali idroelettriche e per me, entrarci, era sempre un'emozione. Ad oggi sento una sorta di nostalgia per quei colossi, per quell'acqua che veniva spinta dentro con pressione, per quel rumore assordante delle turbine, per quegli spazi enormi in cui si sentiva l'eco.
    Ecco niente, l'ho detto. Pardon. Baci.

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