martedì 20 settembre 2011

Contagion


Chi mi conosce sa che MAI avrei scelto di mia volontà di vedere un film di questo genere. Eppure, una volta allo sportello della cassa ho volutamente detto "Contagion". Come al solito è colpa di Kate Winslet: se mai finisse per fare un film di Neri Parenti con Boldi e De Sica sicuramente andrei a vederlo. Per me Kate Winslet è sinonimo di qualità e questa certezza è  consolidata ed incrollabile ormai da anni.
C'è da dire che questo film vantava delle referenze eccezionali: regia di Steven Soderbergh e cast stellare (oltre alla mia amata Kate c'erano le quasi altrettanto amate Marion Cotillard e Gwyneth Paltrow, senza dimenticare Jude Law e l'impiegatino Matt Damon, per citarne alcuni!). Eppure un film su un disastro sanitario, con epidemia mondiale e milioni di morti nel Pianete non è proprio il mio genere. Nonostante questo sono uscita dalla sala veramente soddisfatta: non il solito banale film apocalittico ma una semplice scarna e lapidaria cronaca di come si sviluppano le epidemie e di come si diffondono; di come le organizzazioni sanitarie cercano di arginare i danni; di come il mondo politico cerca di minimizzare il rischio; di come i media ingigantiscano e storpiano le informazioni; di come le multinazionali farmaceutiche cercano di creare profitti; di come il web diventa l'unica vera fonte di verità, coi i suoi pro e i suoi contro; di come la popolazione impazzisce e perde ogni connotazione umana perdendosi nella brutalità animale per la sopravvivenza; di come poi si trova una cura e tutto torna lentamente alla normalità.
Tutte le paure di pandemie, a partire dall'aviaria fino all'H1N1, analizzate, sminuzzate, sezionate, esorcizzate in un'ora e mezza di pellicola come solo un maestro della regia sa fare. La vicenda è vista dal punto di vista di tutti coloro che sono coinvolti, che sia il malato, il familiare, il medico, il politico, il ricercatore, il giornalista. Ogni angolazione è trattata egregiamente nel più semplice realismo, senza lasciare spazio a inutili momenti di lirismo in un lungometraggio che ha respiro prevalentemente scientifico e, proprio per questo, inusuale ed interessante.

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