martedì 2 giugno 2015

CINEMA | Youth - La giovinezza


Paolo Sorrentino ha fatto sognare un po’ tutti con l’Oscar all’Italia dopo tempo immemore; il suo talento è indiscutibile: si può amarlo oppure odiarlo, ma non si può non parlarne. Dopo la cassa di risonanza hollywoodiana i suoi film sono più attesi delle ferie dopo un anno di lavoro, eppure non è Re Mida e non tutto quello che tocca diventa oro. Un po’ come Youth-La giovinezza, per esempio.
Fin dai primi trailer attendevo con grande aspettativa l’ultima opera del regista napoletano, tanto da mettere da parte la mia regola aurea di non andare al cinema nella prima settimana di uscita dei film (con il Festival di Cannes ancora in evoluzione) per evitare visioni molestate dai ’cinefili del weekend’! Infatti mi sono assiepata in sala, previa coda alla biglietteria, il primo sabato possibile. Come sempre, quando ci si presenta ad un’occasione pieni di aspettative, la delusione è dietro l’angolo e questa è stata una di quelle volte.


Brevemente Youth-La giovinezza racconta il soggiorno in un lussuoso resort svizzero di Fred Ballinger (Michael Caine), celebre direttore d’orchestra in pensione, dove, assieme all’amico di una vita, nonché consuocero, Mick Boyle (Harvey Keitel), regista a fine carriera, trascorre alcuni mesi per intraprendere delle cure termali e trascorrere i suoi giorni di apatia. Nello stesso albergo pluristellato risiede una costellazione di personaggi minori, da Lena (Rachel Weisz) figlia ed assistente di Fred, abbandonata dal marito fedifrago per una disinibita pop star; Jimmy Tree (Paul Dano), attore di grande successo che si è nascosto tra le Alpi per preparare il controverso personaggio del suo prossimo film; la conturbante Miss Universo (Mădălina Diana Ghenea) che ha vinto grazie al concorso un rigenerante soggiorno da favola; Brenda Morel (Jane Fonda), star di Hollywood che deve comunicare all’amico di sempre Mick che non ha intenzione di partecipare al suo film perché “è merda”; a chiudere il carrozzone di macchiette, un Maradona completamente disfatto dalla smodatezza ma ancora capace di palleggiare come negli anni d’oro. In tutto questo caos di personaggi si stagliano appunto l’apatia di Fred, che da quando ha abbandonato il palco si sta spegnendo, complice anche una coscienza non proprio pulita per i torti arrecati in passato alla devota moglie, causticamente vomitatigli in faccia dalla figlia, e l’inesorabile cammino della vita che sta riducendo lui e Mick ad un ammasso di vecchiaia, ben lontana da quella gioventù ardente e spensierata che ci si potrebbe aspettare dal titolo della pellicola.


Al contrario di quello che evoca il titolo, appunto, il film è appena scalfito dal ricordo della gioventù che i protagonisti hanno vissuto ormai molti, molti anni addietro. Quello che viene messo in scena è il presente, nella sua mediocrità, nella sua assenza di poesia, nel suo vuoto di aspettative, che uccide più delle malattie e dell’età. Nonostante il pretesto narrativo possa essere anche interessante (specie per una persona che la vita l’ha vissuta lungamente), il film trasuda una piattezza disarmante, facendo dimenticare completamente alcuni dei topos sorrentiniani: dall’inadeguatezza della vita al grottesco, dall’esagerazione alla solitudine interiore. Vengono buttati in scena una manciata di personaggi che potenzialmente potrebbero creare una trama strutturalmente rigida, solida, ma che si rivelano fiacchi, privi di approfondimento psicologico, privi di nerbo, privi di senso. Si potrebbe dire “troppa carne al fuoco” e non si sbaglierebbe affatto: nell’ambizione di creare uno sfondo corale alle vicende di Fred (e Mick), Sorrentino fallisce, realizzando un quadro piatto, fatto solo di inquadrature e musiche  volte solo a suggestionare in superficie.


Anche la fotografia langue: un set naturalmente perfetto come le Alpi svizzere è di per sé un vantaggio, ma è messo in scena senza alcun entusiasmo, manchevole di qualsiasi poesia (e il paragone con la Roma de La grande bellezza è quasi d’obbligo, ma perché non ricordare anche le stanze del potere magistralmente mostrate ne Il divo? O le asettiche camere di albergo che acquisiscono una crepuscolare dignità grazie all’occhio esperto del regista ne Le conseguenze dell’amore? O gli squallidi appartamenti delle case popolari che emanano un fascino squisitamente grottesco in L’amico di famiglia?). La Svizzera di Sorrentino sembra una cartolina, bellissima, ma nulla di speciale, senza anima, non sa trasmettere quel qualcosa in più oltre a quello che noi comuni mortali, privi del genio artistico della Settima Arte, vediamo passeggiando tra le valli verdi e le creste innevate delle montagne.


La mia sensazione è che Sorrentino sia bravo solo a casa sua, come spesso accade a certi registi (un esempio è il fallimentare Stoker di Park Chan-Wook realizzato dopo il capolavoro coreano della Trilogia della Vendetta); quando invece si mescola al respiro internazionale perde verve, si affloscia, dimentica la sua cifra: l’esempio precedente è This must be the place, un film con alcuni buoni momenti ma complessivamente piatto e senza l’entusiasmo (narrativo e visivo) che caratterizza le pellicole del regista napoletano. Oggi, nonostante le sempre eccelse interpretazioni di Michael Caine e Harvey Keitel (come allora quella di Sean Penn), si ha la sensazione che qualcosa di importante manchi: i personaggi, appena abbozzati, sono slegati fra loro nonostante l’attiguità fisica e relazionale; le vicende (molte, moltissime, troppe) appena accennate; la regia sembra fine a se stessa e non più un mezzo espressivo finalizzato al racconto.

Il film, ça va sans dire, non mi è piaciuto, non mi ha convito ed è, nella mia modesta opinione, decisamente al di sotto degli standard del cineasta, che resta un grande artista come pochissimi (nazionali ed internazionali) attualmente sulla piazza. Ovviamente attendo già con impazienza di vedere il suo prossimo film, auspicando si tratti di uno dei suoi capolavori!

Avete visto Youth-La giovinezza? Opinioni?

18 commenti:

  1. dei tre italiani che gareggiavano a Cannes è l'unico che non ho ancora visto... sono curiosa, ma ho paura, come te, di incorrere nella delusione...

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  2. Ad essere sincera, a me non è piaciuto neanche La Grande Bellezza.

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    1. A me La Grande Bellezza era piaciuto da morire!

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  3. Non l'ho ancora visto, ma nutro molta curiosità nei suoi confronti. :)

    http://spiritolibro.blogspot.it

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    1. Sono curiosa di sapere se l'hai visto!

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  4. Ciao mia cara, purtroppo l'ho visto ed è una delusione tremenda.
    Ha una profondità superficiale degna di un messaggio dentro i baci perugina, non riesco a dire altro.
    Baci, Nina.
    http://ninaeleo.blogspot.it

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  5. Stavolta non sono d'accordo :( Io ci ho trovato poesia dovunque, non solo confezione estetizzante. L'ho amato e mi ha dato felicità.

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    1. E' questo il bello, le sensazioni discordanti!

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  6. Non l'ho visto ma ho colleghi che l'hanno visto e che o l'hanno amato (pochi) o l'hanno odiato (molti)...
    io non penso che lo guarderò, da come ho capito il film io potrei far parte della cerchia di quelli che potrebbero odiarlo

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    1. Io concedo sempre il beneficio del dubbio, ma stavolta non sono rimasta soddisfatta!

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  7. Come mi piacciono le tue recensioni cinematografiche <3 Non l'ho visto ma ho sentito solo opinioni in linea con la tua in giro, per cui passo pure io :)

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  8. nice blog specially pictures are awsome

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  9. Un capolavoro. Splendido, emozionante. Sorrentiniano fino all'ultima goccia.

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Mi piace sapere cosa ne pensate! Grazie per aver commentato!