mercoledì 14 gennaio 2015

LIBRI | Il 2014 in libri

emma stone reading

Ripristinata finalmente la connessione internet dopo il consueto calvario, posso ricominciare a molestare i miei lettori con sentito diletto! Tanto per iniziare ho pensato di riprendere un post tradizionale andando a raccontare il mio 2014 in libri, ovvero elencando tutte le letture dello scorso anno con un breve commento (se volete leggere gli altri post analoghi trovate QUI il 2013 in libri, QUI il 2012 in libri e QUI il 2011 in libri).

Devo ammettere che il 2014 è stato poco proficuo in termini di quantità: ho letto davvero poco anche se non saprei dire il perché. Forse la stanchezza (giacché le mie letture sono quasi tutte notturne) non mi ha permesso di dedicarmi come avrei voluto a questa passione. Tuttavia qualcosa di buono è comunque venuto fuori.

  • Irène Némirovsky, Suite francese: un inizio col botto! Un romanzo di una sublime perfezione, sebbene incompiuto; una delle scritture più delicate, sensibili e passionali che abbia mai letto; un’abilità narrativa come rarissime volte ho trovato in un romanzo. In particolare mi ha colpito la maestria con cui in cui i fatti principali non sono raccontati direttamente ma vengono messi in scena attraverso espedienti narrativi a dir poco brillanti, fugando ogni possibile banalità. Perfetto!
  • John Irving, Figlio del circo: il mio amore per Irving è imperituro: Hotel New Hampshire lo ha fatto nascere e Il mondo secondo Garp lo ha consacrato, eppure anche i maestri non sono sempre alla loro stessa altezza. Questo romanzo non è brutto, anzi, una narra una vicenda molto interessante ed articolata, in cui le vicende personali di una cosmopolita famiglia indiana trapiantata in America si intrecciano con la caotica Bombay e la cultura indiana profondamente radicata in tutti i singoli componenti, mentre sullo sfondo si stagliano misteriosi delitti. Un romanzo decisamente sopra la media ma tuttavia senza quel brio artistico che caratterizza altri libri di Irving. L’impressione è quasi si stai leggendo una sceneggiatura per un film più che un romanzo .
  • Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti: un gradevole romanzo breve su una realtà distopica, ricco di satira al vetriolo nei confronti della società contemporanea (applicabile a qualsiasi contemporaneità) e che non si risparmia in risate dolceamare ed intelligenti paradossi.
  • Haruki Murakami, Norwegian Wood: ho letto che si tratta del suo romanzo più “occidentale” e che non rispecchia il suo stile caratterizzato dal realismo magico (mia passione); non mi ha fatto strappare i capelli dall’entusiasmo, ma ammetto che ha una scrittura asciutta e poetica allo stesso tempo, minimale esattamente come mi aspettavo ed altrettanto pregna di significato; le vicende sono durissime e toccano dentro, tra il cuore e l’anima, chi ha la giusta sensibilità.
  • Italo Calvino, Le città invisibili: sfioriamo la saggistica qua, quasi quasi mi sento orgogliosa di me! Romanzo breve formidabile, con delle riflessioni molto sottili sullo sviluppo dei centri urbani raccontanti in una chiave davvero accattivante anche per chi non ha molta confidenza con l’argomento molto specialistico (è un libro molto amato da architetti ed urbanisti, gente così).
  • Philip Roth, Lamento di Portnoy: Genio di incomparabile grandezza, mostro della penna, ancora una volta Roth mi lascia basita per il suo inesauribile talento nella scrittura, riuscendo a rendere magnifico un personaggio spregevole e dalla taratura morale bassissima; pagine lucidamente deliranti di un ebreo che odia se stesso, la sua famiglia e le sue radici; razzista, erotomane ed egoista, racchiude in sé la perfezione di un personaggio consacrato dalla migliore letteratura che si possa leggere in vita.
  • Oriana Fallaci, Un uomo: ho una grande passione per la narrativa della Fallaci, per la sua potenza espressiva e per la capacità (tutta femminile) di rendere intimistico qualsiasi racconto. Insciallah resta il mio romanzo preferito, ma Un uomo non è di minore bellezza, anche se ho trovato più difficile coinvolgermi appieno, forse perché la consapevolezza che si tratta di vicende molto autobiografiche mi ha indotto a mantenere una maggiore “distanza”. Fortissimi dialoghi, riflessioni piene di poesia, vicende drammatiche e struggenti che fanno capire molto su questa donna (a mio parere la vera protagonista del romanzo, molto più di Alekos Panagulis di cui si narrano le vicende).
  • Pier Vittorio Tondelli, Rimini: per me Tondelli è uno scrittore non abbastanza famoso in proporzione al suo talento (ma fama e talento raramente vanno di pari passo). L’ho scoperto con Camere separate dove mi ha folgorato, per tematica, gusto letterario e sensibilità (artistica e personale), in Rimini la vicenda è “quasi” più leggera, ma non perde robustezza emotiva, anzi.
  • Karen Blixen, La mia Africa: come per molti anche per me questa lettura è stata successiva alla visione del magistrale ed omonimo film di Sydney Pollack con Meryl Streep e Robert Redford. Grazie al film mi ero innamorata degli infiniti panorami africani e del rivoluzionario personaggio della baronessa Blixen, con il libro ho approfondito questo amore, meno cinematografico ma più profondo. Il libro è meno continuativo del film, racconta straordinari scorci di vita africana e mette in scena una donna dal carattere forte che non si lascia scoraggiare dalle avversità. Per me è stato strumento per un’interessante introspezione, oltre ad avermi regalato meravigliosi scorci del continente nero che trapunteranno la mia immaginazione per sempre.
  • Hanif Kureishi, Buddha di periferia: un altro romanzo su un strampalata famiglia indiana, questa volta abitante nelle periferie londinesi, che cerca di farsi spazio nel città più cosmopolita d’Europa, occidentalizzandosi il più possibile ma senza poter sfuggire alle proprie ingombranti origini. Interessante la scrittura e divertenti le vicende, un ottimo romanzo di intrattenimento con il plus della riflessione sullo sradicamento delle radici.
  • Vladimir Nabokov, Lolita: e vabbè, qui tanto di cappello. Nabokov è uno degli intellettuali più grandi della sua epoca. Quando leggo le sue pagine capisco che il talento non si può apprendere, che è una dote naturale appannaggio di pochi eletti e che la maggior parte dei sedicenti scrittori che circolano sono solo imbrattacarte. Nonostante il film di Kubrick sia un capolavoro, è lontano anni luce dalla grandezza di questo romanzo, permeato di magnificenza linguistica e letteraria, nonostante la perversa tematica. Sinceramente non ho neanche parole per descrivere un genio simile, si può solo leggere per capire!
  • Sandor Marai, Le braci: sarà perché l’ho letto subito dopo Nabokov (ed il sistema di riferimento talvolta può essere schiacciante) ma sinceramente non l’ho trovato quel capolavoro che mi aspettavo. Un bel romanzo, scritto a modo, con una forte suspense, ma niente di più. Gradevole e anch’esso al di sopra della media, ma sicuramente non lo inserirei tra i miei mostri sacri della letteratura.
  • Stendhal, Il rosso ed il nero: ecco un classico che forse non ho capito appieno. O forse non l’ho apprezzato a pieno a causa del protagonista decisamente lontano dalla mia idea di eroe (o antieroe), un po’ com’era stato il povero Dottor Zivago. Alcuni passi sono davvero stupendi (avrei sottolineato mezzo libro, ma non era mio per cui non ho potuto dare sfogo alla mia abitudine) ma nel complesso la viltà di Julien Sorel mi ha fatto cadere in disgrazia tutta la vicenda (sebbene la chiusura sia davvero magistrale!).
  • Oriana Fallaci, Penelope alla guerra: fra tutti i romanzi della Fallaci che ho letto questo è il più “leggero”, se così si può dire. Un bel racconto, scritto con tutti i crismi, ma nulla che resti tatuato indelebilmente nel mio immaginario.
  • John Steinbeck, Uomini e topi: bellissimo romanzo breve che catapulta nella dimensione rurale degli Stati Uniti degli anni trenta; fortissima la compassione per la povertà (non fisica ma umana) dei protagonisti suscitata dalle drammatiche vicende che coinvolgono gli ultimi degli ultimi.
  • Albert Camus, Lo straniero: una prosa raffinata e una vicenda piuttosto straniante (oh oh oh, che bel gioco di parole); la mia espressione è stata di perplessità per la maggior parte della lettura, forse per la stranezza delle vicende e per la presunta freddezza emotiva del protagonista, o forse più che della sua freddezza, mi stupisco della scarsa comprensione di tutti i personaggi circostanti. Devo approfondire ancora Camus per capire se mi piace o no.
  • Oriana Fallaci, Lettera ad un bambino mai nato: è stato proprio l’anno della Fallaci per me! Questo romanzo è davvero difficile da leggere, perché affronta una tematica, quella della nascita e dell’aborto, che suscita riflessioni molto amare da sopportare. Per una donna sui trent’anni come me, poi, forse ha un impatto emotivo ancora più forte di quello che può avere su un uomo o su una donna di un’altra età. Non sono riuscita a formulare un giudizio morale sul personaggio e sulle sue scelte ma forse questo è un bene perché talvolta è meglio risparmiarsi i giudizi morali e concentrarsi sull’empatia umana.

Ed ecco conclusa la lista, più smilza in termini quantitativi del solito, ma ripercorrendola mi rendo conto della ricchezza qualitativa e quindi nel complesso mi ritengo soddisfatta di questo 2014. Adesso la lista preventiva per il nuovo anno è altrettanto ricca, ma attendo sempre con ansia interessanti suggerimenti, quindi sbizzarritevi!

Cosa mi consigliate di leggere nel 2015? Cosa invece avete letto voi fra questi? E cosa vi ha colpito di più?

23 commenti:

  1. Di Camus dovresti provare a leggere "La peste". Con quella capisci definitivamente se ti piace o no l'autore.
    Invece la Blixen io proprio non la reggo. Per un esame ho dovuto leggere una sua raccolta di racconti brevi ed è stata la lettura più pesante dello scorso anno. La mia Africa, per quanto tutti ne parlino bene, non mi attira così tanto :(

    RispondiElimina
  2. io non riesco a leggere più, ora più che mai.......
    vorrei riprendere...post questo molto stimolante.
    ciaoo!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io mi sono incagliata nelle ultime settimane, ma il fioretto adesso è riprendere!

      Elimina
  3. Mi segno tutto nella lista dei libri da leggere assolutamente :)

    Bisous,
    Mia ♡

    Becoming Trendy

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovviamente poi dimmi cosa ti piace ;-)

      Elimina
  4. Ciao abbiamo dei gusti molto simili! Se ti piace Roth ti consiglio la macchia umana. Così a naso penso che mc ewan ti piacerebbe (espiazione per esempio ). Della nemirowsky tipo tutto. Insomma quando vuoi ne parliamo! A presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Della Macchia umana ho visto il film che già mi era piaciuto, immagino il libro sia un capolavoro! McEwan mi ispira da sempre!

      Elimina
  5. Mi sembra un'ottima lista! Alcuni li ho letti anch'io e amati (Suite francese più di tutti), altri vorrei leggerli, soprattutto Lamento di Portnoy che per un'amante di Roth dovrebbe essere un must. Devo rimediare :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo sai che io pesco dalle tue recensioni molti libri, vero?!

      Elimina
  6. amo i tuoi consigli sulla lettura (e dedicare il primo post dell'anno a questo è un'ottima scelta!)

    www.nonsidicepiacere.it

    RispondiElimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  8. Se non li hai letti ti consiglio le raccolte di racconti "Le cosmicomiche" e "Ti con zero" di Calvino.

    Vi sono alcuni racconti meravigliosi nei quali Calvino riesce a tradurre in letteratura teorie
    scientifiche, con l'abilità di applicare, ad esempio, il calcolo della probabilità,
    descrivendo le infinite diramazioni che possono nascere da una particolare situazione,
    in quel momento da lui narrata.

    Da "Le città invisibili" ho fatto tesoro di questa frase:

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non la ricordavo, ma è fantastica, una riflessione di chiusura davvero molto positiva!

      Elimina
  9. nel 2014 ho letto solo 6 libri, vergogna, uno era il dottor zivago però! quello vale per due!! dei libri citati da te ho letto negli scorsi anno norwegian wood (mi ricordo solo tanta tristezza e malinconia) e il rosso e il nero.
    l'anno scorso ho letto "espiazione" di ian mc ewan. stupendo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non conta la quantità ma la qualità! ;-)

      Elimina
  10. Norwegian Wood e Suite francese sono nella mia to-read list da secoli!!!!Chissà che non sìa l'anno buono XD

    RispondiElimina
  11. Bellissimo post come sempre! Ti consiglio assolutamente Furore di Steinbeck che è uno dei miei libri preferiti! E "La signora delle camelie" che è davvero stupendo (ho inaugurato con quello il 2015). Per un amante della lettura come te non possono mancare "Come un romanzo" di Pennac e "Se una notte di inverno un viaggiatore" di Calvino, che parlano proprio dell'attività di leggere e del suo ruolo fondamentale nella vita.

    Francesca

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La signora delle camelie l'ho adorato, Furore è nella wishlist! Grazie!

      Elimina

Mi piace sapere cosa ne pensate! Grazie per aver commentato!