martedì 3 gennaio 2017

LIBRI | Il 2016 in libri

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Anno nuovo, abitudini vecchie, ecco perchè il 2017 inizia con i libri che mi hanno accompagnato nell’appena concluso 2016. Ovviamente come sempre lascio di seguito i link alle letture degli anni precedenti:

Il 2011 in libri
Il 2012 in libri
Il 2013 in libri
Il 2014 in libri
Il 2015 in libri

Ecco invece cosa ho letto quest’anno.

  • Heinrich Böll, Opinioni di un clown: l’anno è iniziato con una delle letture più piacevoli che potessi fare! In questo romanzo Böll irride con arguto sarcasmo la borghesia tedesca del dopoguerra e lo fa attraverso la voce di un personaggio controverso come Hans, un borghese di buona famiglia che rinuncia al suo status per fare il clown e sposare Maria, una cattolica fervente. Il grande amore per Maria e l’abbandono da parte di lei a favore di un altrettanto fervente cattolico borghese, offrono ad Hans lo spunto per la sua invettiva politica e sociale contro una classe che, da favorevole al nazismo prima della guerra, ne diventa ferocemente critica dopo la guerra. Formalmente il romanzo è impeccabile, scorre fluente e piacevole come solo le penne straordinarie sanno fare!
  • Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov: la lettura di questo grande classico mi ha impegnato per moltisismo tempo, come non succedeva da anni. Leggere i romanzi russi non è semplicemente un passatempo quanto un vero e proprio impegno in termini cerebrali ed emotivi. Al centro della vicenda c’è il brutale assassinio di Fëdor Karamazov, il padre dei fratelli, Dmitrij, Ivan, Alëša, Smerdjakov, ciascuno psicologicamente complesso e poliedrico, e successivamente il processo che condanna Dmitrij per il parricidio. Il romanzo è molto più di una pagina di letteratura ben scritta, si tratta di un vero e proprio trattato che cerca di risolvere la spaccatura spirituale indotta sull’animo umano a causa del conflitto tra fede e libero arbitrio, giustizia umana e divina, il tutto racchiuso in una cornice narrativa come solo gli scrittori russi sono capaci di rappresentare. Più che un libro è un’esperienza di vita da affrontare con predisposizione e pazienza ma che arrichisce nell’animo.
  • José Saramago, Cecità: straziante. Non ho altri aggettivi per descrivere questo romanzo che racconta la disgregazione di una intera città (indefinita geograficamente e temporalmente) a causa di un’improvvisa epidemia di cecità. L’improvvisa malattia diventa l’espediente con cui Saramago fa a pezzi la società, colpevole prima di tutto di indifferenza, qui appunto rappresentata dalla cecità, che colpisce le persone annullando qualsiasi senso di solidarietà e compartecipazione. Anche la critica alle strutture sociali è piuttosto feroce e perfettamente impersonificata dall’organizzazione gerarchica che si instaura all’interno del manicomio nel quale sono rinchiusi gli affetti da cecità; tale gerarchia è fondata non a caso sulla primordiale  legge del più forte. Non è stata una lettura facile, né piacevole, nel senso che è un romanzo che fa riflettere ed inorridire, ma che vale il Premio Nobel con cui Saramago è stato premiato nel 1998.
  • Milan Kundera, Il valzer degli addii: sono un’amante di Kundera da quando avevo quindici anni e lessi per la prima volta L’insostenibile leggerezza dell’essere, uno dei primi amori letterari che ho letto e riletto più volte e che ha fatto scaturire in me la violenta passione per la narrativa che non mi ha mai abbandonata fino ad oggi (e dubito che mai mi abbandonerà). Ho sempre letto con piacere Kundera e molti libri mi hanno appassionata, ma nessuno è stato in grado di suscitare quel fuoco. Kundera per me è sempre una lettura piacevole e veloce, un gradevole intermezzo, complice anche la scrittura efficace e lapidaria. Anche se il volume è pieno zeppo di sottolineature di passi che mi hanno colpito, nel complesso non posso dire sia stato una lettura indimenticabile. Consigliato a chi vuole trascorrere qualche ora di intrattenimento piacevole e non troppo impegnativo.
  • Italo Calvino, Gli amori difficili: quello che più mi colpisce di Calvino è la capacità di raccontare storie più o meno comuni rendendole straordinarie, grazie ad una narrazione che sembra più poesia che prosa, per l’abilità evocativa. Il libro raccoglie quindici novelle che più che avventure raccontano percorsi interiori, spesso permeati di silenzio ed introspezione, i principali strumenti necessari all’interazione e alla compresione umana.
  • Henry Miller, Tropico del cancro: l’aspetto più incisivo di questo romanzo è la contrapposizione tra una prosa sofisticata, colta, profondamente strutturata e la bassezza degli argomenti trattati. La dissolutezza degli artisti falliti, che spendono la loro vita in postriboli, assuefacendosi di alcol e fumo, subendo la vita con mollezza sono i protagonisti del primo romanzo di Miller ambientato a Parigi nei primi anni e che riporta ampi scorci autobiografici.
  • William Faulkner, Luce d’agosto: quest’anno ho davvero scelto le mie letture sulla base dei generi che più amo, come il grande romanzo americano. Faulkner racconta magistralmente le vite dei molti personaggi che compaiono nel romanzo e che si incrociano, proprio come si incorciano le strade di un Paese grande come gli Stati Uniti, quelle stesse strade che i protagonisti percorrono con fatica e sudore, permeate di difficoltà, emarginazione ed alienazione. Se devo dare un giudizio del tutto personale, non ho trovato Luce d’agosto particolarmente incisivo, non quanto ad esempio Furore di Steinbeck.
  • Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo: ero molto incuriosita dalla lettura di uno dei romanzi della Mazzantini che ho spesso visito trasposti sul grande schermo, tuttavia questo mio primo avvicinamento è stato alquanto deludente. Ho letto il libro in poche ore sotto l’ombrellone e sinceramente mi ha lasciato davvero poco. La vicenda che potenzialmente poteva essere anche interessante (nascita e fine di un amore difficile, disgregazione di una famiglia) è completamente svilita da un registro linguistico povero e a tratti, almeno a mia impressione, volutamente volgare e povero, probabilmente con scopo provocatorio ma in fin dei conti poco efficace. Lettura perfettamente trascurabile.
  • John Irving, Preghiera per un amico: torna un altro amore, quello per Irving, per la sua scrittura vivace e precisa, per la sua assenza di conformismo, per il potere di dissacrazione, per la sua capacità di creare personaggi che entrano dentro il tuo immaginario e non ne escono più, per la piacevolezza della narrazione anche quando racconta eventi tragici o surreali. Irving va semplicemente letto e di conseguenza amato iniziando da Hotel Newhampshire, continuando con Il mondo secondo Garp, Le regole della casa del sidro senza trascurare proprio Preghiera per un amico.
  • Ivan Turgenev, Padri e figli: ho scelto questo libro per la magistrale recensione di Margherita di Nulla di preciso di cui vi lascio il LINK perché io davvero non potrei scrivere di meglio!
  • Gabriel Garcia Marquez, La mala ora: anche Marquez fa parte del numero degli autori che hanno scaturito in me l’amore per i romanzi, per cui lo leggo sempre con nostalgico affetto. La mala ora ospita il passaggio di numerosi personaggi provenienti da altri romanzi di Marquez le cui vicende sono narrate attraverso il suo peculiare Realismo magico, che mi ha fatto innamorare dello scrittore colombiano alla prima lettura di Dell’amore e degli altri demoni quando avevo appena quattordici anni (e che è diventato di grande attualità grazie ad Alejandro González Iñárritu e soprattutto, di recente, grazie alla serie Netflix Narcos).
  • Dino Buzzati, Un amore: non è un romanzo che colpisce al primo impatto, piuttosto convince un po’ alla volta e finisce per coinvolgere incuriosendo voracemente di pagina in pagina. Già il titolo è piuttosto dissonante: l’amore raccontato è più che altro una morbosa infatuazione che colpisce Antonio, un brillante architetto di mezz’età, nei confronti di Laide, una ragazza poco più che maggiorenne, che unisce al candore della ballerina classica, la doppia vita viziosa della prostituta d’alto bordo. Laide fa completamente perdere la testa ad Antonio che resta soggiogato dal suo fascino di ninfetta (l’eco del nabokoviano Lolita è innegabile) rendendosi palesemente ridicolo a tutta l’alta borghesia milanese della quale fa parte. Sullo sfondo un altro amore, quello dell’autore per Milano, quasi un amore parallelo: come Antonio ama Laide, vogliosa, sfacciata, impertinente, così Buzzati ama Milano, moderna ma contemporanementa malfamata e torbida.
  • Elena Ferrante, L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta: sono state dette così tante parole per questi romanzi che ho davvero poco da aggiungere. Si tratta veramente di un capolavoro, una saga epica che racconta la vita di due donne, Elena e Lila, che più che due persone sembrano una sola donna abitata da due animi, un’entità spaccata in due, due calamite che a seconda di come si interfacciano, possono attrarsi od opporsi, ma che non possono vivere l’una senza l’altra. I quattro volumi narrano minuziosamente le vicende dell’una e dell’altra attraverso la voce di Elena, fin dall’infanzia soggiogata dalla magia seduttiva dall’amica di cui si sente ombra e che capisce solo in età matura il suo valore individuale, grazie e a causa proprio delle vicende di Lila. A colpirmi non è stata tanto la vicenda narrata di per sè sicuramente affascinante, quanto la capacità narrativa della Ferrante, l’abilità descrittiva, il potere che ha di fraseggiare in maniera articolata e visivamente evocativa ma allo stesso tempo semplice e concisa, talento assai raro e prezioso.

Tirando un po’ le somme mi rendo conto che quest’anno ho scelto le letture sulla base dei miei gusti, uscendo poco dalla mia comfort zone, cosa che da una parte mi dispiace perché non mi ha permesso di scoprire orizzonti nuovi, motivo per cui quest’anno, fedele al precetto che mi sono imposta a fine 2016, sarò più coraggiosa e sceglierò letture pìmeno consuete.

Quindi, si accettano volentieri suggerimenti!

12 commenti:

  1. Non ho suggerimenti da darti, anzi colgo i tuoi di suggerimenti e spero di riuscire a portarli lungo il 2017.
    Baci!

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  2. Purtroppo non ho suggerimenti da darti al momento perché anche io sono in cerca di qualcosa cui appassionarmi voracemente, come solo con Elena Ferrante sono riuscita a fare nell'anno appena trascorso. Ho letto però diversi titoli che citi (amo anche io Kundera fin dall'adolescenza!), mentre mi segno altri (Buzzati, Saramago)... Grazie!

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    1. Fortunatamente se un libro è bello io riesco ad appassionarmi abbastanza facilmente, eh eh!

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  3. Abbiamo alcune letture in comune. Io ho amato la quadrilogia della Ferrante con ogni mio poro :)

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  4. Devo ancora leggere la Ferrante, ahimé sono rimasta indietro per quanto riguarda gli italiani. Dovrò rimediare.

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  5. E niente, credo che sia proprio arrivato il momento di leggere L'amica geniale...

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  6. Gustavo Woltmann11 gennaio 2017 12:08

    Alcuni li ho letti, altri li leggerò sicuramente! Grazie!

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Mi piace sapere cosa ne pensate! Grazie per aver commentato!